Tommaso De Falco
Biografia Tommaso De Falco
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Firma Tommaso De Falco
Le tele di De Falco sanno essere lisce e riflettenti tanto quanto ruvide e assorbenti. Sono innanzitutto materia su cui l'artista agisce, a volte con una gestualità istintiva, a volte con la delicatezza e la precisione che si confà nel sottolineare la sagoma di una figura femminile con il suo corpo rotondo, immortalato nella sua fragilità. La ricerca dei materiali, dei colori, delle tinte è per lui parte importante della realizzazione dell'opera che si manifesta come un percorso cromatico, come racconto del gesto, ma anche e soprattutto come ricerca interiore.

Nelle sue opere informali sono presenti spesso linee che si intersecano, ma anche sfere vaganti, o forse fìsse, a segnare un punto, un fulcro attorno al quale si muove lo spazio dell'emozione. Insieme a quei tratti lineari e a volte lievemente curvilinei, come a simulare spade duellanti o segni lasciati incredibilmente dalla loro azione nella materia astratta del quadro, c'è poi sempre un elemento che ricorda l'ordine delle cose. Se la mano si agita con segni decisi poi, tra un tratto e l'altro, si scopre il delinearsi di una forma riconoscibile, una lettera, un simbolo, il volto di un pagliaccio, un'auto che corre, o semplicemente un ordine geometrico che riporta la calma, che rassicura e placa. Una tranquillità comunque beffarda, comunque temporanea come quella che potrebbe essere data dalla corsa giocosa di un'auto veloce che poi, nella stessa raffigurazione pittorica, De Falco frantuma in piccoli pezzi.

Nel raffigurare i corpi femminili l'artista si rivela attento osservatore delle emozioni femminili. I suoi nudi di donna non sono i corpi del desiderio maschile. La nudità è senza vezzi, spesso senza neppure i capelli, che potrebbero in qualche modo mostrare, nel loro lasciarsi cadere sulle spalle, sensualità. Le sue donne sembrano chiuse in se stesse a cercare nel loro abbracciarsi e rannicchiarsi la consolazione a un dolore nascosto, a una violenza subita, a una struggente malinconia. Più che donne sono il simbolo di un racconto esistenziale, della vita stessa, del suo senso cercato e non trovato, desiderato o perduto.

I colori della terra, le consistenze della terra, le colature, le velature e le svelature sono il racconto di un vissuto terreno che non nasconde la sua drammaticità. Anche quando De Falco usa un segno pulito e i colori si spostano dal calore delle terre al freddo del metallo non si perde l'accento sull'inquietudine esistenziale come in "Appeso a un filo". In quel dipinto un corpo si avvolge attorno a una corda sospesa come a cercare disperatamente la salvezza in un ambiente ostile grigio e freddo come una lastra d'acciaio. Quella corda rappresenta il cordone ombelicale con il mondo, ma la figura che vi si aggrappa con forza non sembra volere scendere a terra, non sembra voler cercare un contatto con il suolo, la sua salvezza sta piuttosto nel lasciarsi oscillare a mezz'aria, tra la terra e il cielo, tra una dimensione terrena e una ultraterrena, in una dimensione che è, nonostante tutto, uno scelta e non una necessità.

Nel dipinto "Limite all'infinito" in un contesto cromatico azzurro, pieno di colature che scivolano come lacrime, un muro acquista la dimensione di una nuvola. Anche qui si vaga a mezz'aria: il muro non ha basamenti, né riferimenti contestuali. E' la proiezione di una costruzione dell'uomo strappata dallo spazio terreno e buttatala vagare per l'eternità nello spazio infinito. Quel pezzo di muro non ha alcuna chance di trasformarsi in forma e in consistenza, non sarà mai consono a quella dimensione però osa cercare, mascherandosi da nuvola, di appartenere all'infinità del cielo. Sembra pronto a sfidare qualunque tempesta, pur di non arrendersi a cercare là, a mezz'aria, una nuova dimensione di senso per l'uomo e i suoi limiti terreni.
(Melina Scalise)


Dipingo il tuo spirito
colgo il meglio di te
e lo imprimo per sempre su una tela
perchè tu possa non dimenticare mai
lo stupore dei tuoi occhi.
Sei davanti a me,
nuda,
non ti vedo,
vedo solo il mio quadro,
e tu che piano piano
entri dentro di lui.
(Paola Di Nino)
 
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